La democrazia oltraggiata

di Lorenza Carlassare,  il Fatto Quotidiano 10 giugno 2010

Il presidente del Consiglio attacca nuovamente la Costituzione che, a suo dire, renderebbe il governare “un inferno”; una Costituzione che, come tutti i cittadini, ha l’obbligo di rispettare e osservare e assume un’intensità particolare, rafforzata dal giuramento, per chi ricopre pubbliche funzioni (art. 54). Giustamente l’onorevole Bersani gliel’ha ricordato.
Non è più tollerabile che chi è a capo del governo del Paese offenda continuamente la Carta in cui sono contenuti i principi e valori essenziali della democrazia costituzionale. Ma è proprio questa che Berlusconi rifiuta: la “democrazia” (che per lui è populismo autoritario), in particolare la democrazia “costituzionale”; si proclama liberale, ma odia il costituzionalismo liberale che esige limiti al potere per evitarne l’esercizio arbitrario e garantire eguaglianza e diritti.

Il presidente del Consiglio prova un’insofferenza insopprimibile per la divisione dei poteri, principio cardine del costituzionalismo: vorrebbe essere lui, e lui solo, legislatore, governante e giudice insieme. La concentrazione dei poteri contro la quale si è mosso il pensiero liberale, vittoriosamente affermata nella Dichiarazione dei diritti della Francia rivoluzionaria fin dal 1789, è il suo vero desiderio, in parte realizzato anche senza contare il potere mediatico e il potere economico. In tutti i modi egli cerca di ripristinarla lottando contro la storia.
I progetti di riforma della sua parte politica ben lo dimostrano: a proposito di quello respinto dal popolo col referendum del 2006 Leopoldo Elia parlava di “premierato assoluto” e io di “primo ministro legislatore”. Della recente bozza della lega è meglio non parlare.

L’insofferenza di Berlusconi fino a poco tempo fa si manifestava essenzialmente nei confronti della giurisdizione; tutte le cosiddette riforme della giustizia non sono altro che tentativi di ridurre i giudici a funzionari subordinati, privati dell’autonomia e dell’indipendenza che la Costituzione assicura.
Il fatto che ormai la sua ira, sempre più violenta, si rivolga anche al Parlamento se non fossimo in piena tragedia farebbe ridere considerando la situazione effettiva in cui si trova l’organo della rappresentanza. Berlusconi stesso l’ha definita in modo espressivo: un “Parlamento di figuranti“ ha detto in occasione delle ultime elezioni politiche rispondendo a domande sulle candidature, tutte ininfluenti dato il compito cui gli eletti erano chiamati, votare fedelmente secondo istruzioni.

Una sciagurata legge elettorale non solo distorce la volontà degli elettori regalando al vincitore un grosso premio in seggi, ma, imponendo di votare liste già confezionate, priva il “popolo sovrano” di ogni libertà di scelta e ribalta il senso della responsabilità politica che addirittura cambia direzione.
L’eletto non risponde più agli elettori, ma soltanto a chi lo ha messo in lista e dunque lo domina. Se non segue gli ordini impartiti sa cosa l’aspetta: non sarà più inserito nelle liste. Eppure al nostro presidente del Consiglio ancora non basta: vuole eliminare ogni forma di procedimento e decidere da solo, indisturbato, in uno dei suoi palazzi.

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