Per la Costituzione incontro tra Comitati Dossetti e partiti

Un serrato confronto si è tenuto il 4 giugno scorso a Bologna tra i Comitati Dossetti per la Costituzione, presenti con una vasta platea di cittadini e una nutrita rappresentanza di giuristi (Onida, Ferrajoli, Dogliani, Carlassare, Gallo, Allegretti) e i partiti dell’opposizione, dal PD all’UDC all’IdV, a Rifondazione comunista, a Sinistra e Libertà, presenti con i loro massimi esponenti nazionali (Bindi, Finocchiaro, Ferrero, Buttiglione, Orlando, Dejana). L’incontro ha messo in evidenza e ha lasciato aperto due problemi su cui è destinato a giocarsi il futuro del Paese.

Il primo è il problema posto con forza dai giuristi dei Comitati dell’intreccio tra riforma della legge elettorale e difesa, attuazione e sviluppo della Costituzione. L’attuale legge elettorale in regime bipolare liquida infatti la rappresentanza neutralizzando la funzione democratica del Parlamento, mette la Costituzione in balia di maggioranze artificiali precostituite, riduce l’elettorato a fruitore di messaggi televisivi, espunge dalla politica la possibilità dell’alternativa, fa scomparire la sinistra stretta tra l’esigenza di larghe alleanze per la difesa repubblicana e l’impossibilità di partecipare a governi che non rispondano alle domande di cambiamento del proprio elettorato.

Questo problema, pur riconosciuto e condiviso da tutti, è rimasto aperto a soluzioni diverse: dalla proposta di Ferrajoli di mettere il principio della proporzionale in Costituzione, alla riserva della Bindi sulla praticabilità di una riforma elettorale condivisa da tutte le attuali minoranze, alla proposta di Buttiglione di un sistema alla tedesca.

Quanto alla difesa della Costituzione l’opinione comune è stata che, salvo eventuali circoscritte modifiche per migliorare il funzionamento del sistema (su cui ha insistito Rosy Bindi), questo non è il tempo di riforme costituzionali, e non c’è nessun “tavolo delle riforme” a cui accedere, perché il risultato non potrebbe essere oggi che uno stravolgimento della Costituzione e dello stesso ordinamento democratico-parlamentare. Onida ha denunciato lo scadimento della cultura politica diffusa che a proposito di riforme costituzionali solleva falsi problemi o indica soluzioni non elaborate o del tutto sbagliate. In particolare Onida ha rilevato la profonda iniquità di due formule demagogiche, come quella del “non mettere le mani in tasca agli italiani”, che trasforma le tasse in furto, e quella di “trasferire la tassazione dalle persone alle cose”, che è il gran regalo ai ricchi di abolire ogni progressività delle imposte.

Il secondo problema è quello posto da Paolo Ferrero di un patto repubblicano per invertire il processo di degrado politico e istituzionale e battere le destre, senza però il coinvolgimento  della sinistra in governi di cui non potrebbero condividere scelte e programmi. Il contenuto del patto dovrebbe essere il cambiamento della legge elettorale e la difesa della Costituzione.

A questa proposta si è mossa l’obiezione che ciò non basterebbe, perché tuttavia è necessario governare. È stato però anche colto dall’assemblea l’aprirsi di uno spazio di approfondimenti e confronti attraverso cui potrebbero essere verificate le condizioni di una larga alleanza possibile. La difesa della Costituzione può non essere una materia troppo esigua per una alleanza elettorale e politica, se essa non è intesa in modo statico, ma come promozione delle più urgenti attuazioni costituzionali; inoltre è sempre possibile pensare a due livelli di alleanza, una di maggioranza e una di governo, proposta che sotto il nome di “costellazione democratica” è stata a suo tempo avanzata, con il sostegno di migliaia di firme, da Raniero La Valle e altri esponenti dei Comitati Dossetti.

L’esperienza del dibattito tra comitati, giuristi e partiti sulle scelte politiche e  costituzionali decisive è apparsa in ogni caso assai utile, e per decisione comune essa sarà continuata e arricchita.

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