STIGLITZ: L’errore dell’Europa è stato l’euro

Si potrebbe rimediare con gli eurobond ma la politica non lo permette – Rischiamo di perdere venticinque anni

Il discorso del premio Nobel per l’economia il 23 settembre 2014 alla Camera dei deputati

L’età della depressione/La miscela esplosiva contemporanea: un modello che mescola declino economico e speculazioni della finanza, una produzione ridotta all’osso controllata dalle grandi imprese, una società disuguale, frammentata e disorientata. Pubblichiamo stralci della lezione di Joseph Stiglitz tenutasi alla Camera il 23 settembre Non ho bisogno spiegare quanto sia drammatica la situazione economica in Europa, e in Italia in particolare. L’Europa è in quella che può definirsi una «triple dip recession», con il reddito che è caduto non una, ma tre volte in pochi anni, una recessione veramente inusuale. Così l’Europa ha perso la metà di un decennio: in molti paesi il livello del Pil pro capite è inferiore a quello del 2008, prima della crisi; se si estrapola la serie del Pil europeo sulla base del tasso di crescita dei decenni passati, oggi il Pil sarebbe del 17% più alto: l’Europa sta perdendo 2000 miliardi di dollari l’anno rispetto al proprio potenziale di crescita. Oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di dati sull’impatto delle politiche di austerità in Europa. I paesi che hanno adottato le misure più dure, ad esempio chi ha introdotto i maggiori tagli al proprio bilancio pubblico, hanno avuto le performance peggiori. Non solo in termini di Pil, ma anche in termini di deficit e debito pubblico. Era un esito previsto e prevedibile: se il Pil decresce anche le entrate fiscali si riducono e questo non può far altro che peggiorare la posizione debitoria degli stati. Tutto ciò avviene non perché questi paesi non abbiano realizzato politiche di austerità, ma proprio perché le hanno seguite. In molti paesi europei siamo di fronte non a una recessione, ma a una depressione. La Spagna, ad esempio, può essere descritta come un paese in depressione se si guardano gli impressionanti dati sulla disoccupazione giovanile di quel paese. La disoccupazione media è al 25% e non ci sono prospettive di miglioramento per il prossimo futuro (…). Quali sono le cause? Devo dirlo con molta franchezza: l’errore dell’Europa è stato l’euro. Quando faccio questa affermazione voglio dire che l’Euro è stato un progetto politico, un progetto voluto dalla politica. Robert Mundell, premio Nobel per l’economia, sosteneva fin dall’inizio che l’Europa non presentava le caratteristiche di un’«area valutaria ottimale», adatta all’introduzione di un’unica moneta per più paesi. Ma a livello politico si riteneva che la moneta unica avrebbe reso l’Europa più coesa, favorendo l’emergere delle caratteristiche proprie di un area valutaria ottimale. Questo non è successo; l’euro, al contrario, ha contribuito a dividere e frammentare l’Europa. Gli errori concettuali Continua a leggere

UNA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE FATTA DAL POPOLO

Per salvaguardare i diritti fondamentali delle persone

 PROPOSTA DI LEGGE COSTITUZIONALE  d’iniziativa popolare

 Modifiche agli articoli 81, 97 e 119 della Costituzione, concernenti l’eliminazione del principio del “pareggio di bilancio” e per la salvaguardia dei diritti fondamentali

Il perché della riforma:

La legge costituzionale n. 1 del 2012 ha introdotto nella Carta costituzionale il principio del pareggio di bilancio (“equilibrio tra le entrate e le spese”). Si tratta di una modifica costituzionale che è stata disastrosa per il nostro sistema economico, già fortemente danneggiato. La disoccupazione è aumentata ad oltre il 12% (quella giovanile oltre il 43%), la capacità produttiva del sistema industriale è scesa del 25% (rispetto all’inizio della crisi) e lo stesso debito pubblico è continuato a salire arrivando nel 2014 al 135% sul PIL che, in 7 anni di crisi, è sceso di oltre 10 punti.

Nell’ambito di un quadro di recessione globale, la zona euro mostra infatti particolari difficoltà e il peggioramento dell’economia si è accompagnato a una crisi sociale senza precedenti, mentre si sono sviluppati movimenti xenofobi e antieuropei; l’Europa ha risposto alla crescente instabilità dei mercati finanziari imboccando la strada dell’austerità. A partire dalla primavera 2010 sono stati così varati programmi di riequilibrio dei conti pubblici ambiziosi, simultanei e concentrati in un lasso di tempo relativamente breve. Nei Paesi periferici il riequilibrio dei conti pubblici è avvenuto al prezzo di pesanti ricadute economiche e sociali (catastrofiche, nel caso greco), ed è stato parzialmente vanificato dalla recessione indotta dalle politiche di austerità; è sostanzialmente l’analisi delle cause profonde della crisi ad essere sbagliata. Essa viene fatta risalire alla «crisi dei debiti sovrani», mentre i debiti sovrani sono peggiorati a seguito della crisi e non viceversa. Nel biennio della grande recessione l’aumento del rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo (PIL) è stato nei Paesi periferici solo leggermente superiore alla media della zona euro. La sfiducia dei mercati finanziari è stata innescata dai crescenti squilibri macroeconomici tra i sistemi produttivi più forti (Germania in primis), molto competitivi e in forte avanzo commerciale, e i Paesi periferici considerati – a causa di debolezze strutturali che sono andate aggravandosi negli anni duemila – meno capaci in prospettiva di onorare i propri debiti pubblici. Continua a leggere