DA COSSIGA A RENZI IL LUNGO ATTACCO AL REGIME DEMOCRATICO

Che cosa si può fare per sventare la minaccia

L’impegno del Coordinamento Democrazia costituzionale

di Domenico Gallo

  1. Le riforme costituzionali ed elettorali: una discussione insensata lunga oltre un ventennio.

Dopo il 1989 in Italia si è avviata all’interno del sistema politico un’accesa discussione sull’esigenza di profonde riforme costituzionali ed elettorali. La discussione è partita dal vertice del potere politico. Una grande riforma della Costituzione italiana è stata richiesta dal Presidente della Repubblica dell’epoca, Francesco Cossiga, il quale avvalendosi dei suoi poteri presidenziali, mandò un formale messaggio alle Camere (ex art. 87, secondo comma della Costituzione) il 26 giugno del 1991, pressando il Parlamento ad attuare una profonda riforma della Costituzione, che avrebbe dovuto portare ad una modificazione della forma di Governo, della forma di Stato, del sistema dell’indipendenza della magistratura. In aggiunta Cossiga chiedeva anche una riforma elettorale per superare il sistema proporzionale a favore di un sistema maggioritario.

In pratica con il suo messaggio il Capo dello Stato dichiarava obsoleto il modello di democrazia costituzionale prefigurato dai Costituenti in quanto frutto di esigenze contingenti collegate ad una situazione internazionale (la guerra fredda) superata dalla Storia. La drammatica spaccatura creata dalla guerra fredda avrebbe indotto i Costituenti ad organizzare un potere “debole” custodito da garanzie “forti”. Osservava Cossiga nel suo messaggio che:

Era naturale che ciò accadesse perché, essendosi delineati, dopo la fine della collaborazione di governo dei partiti del Comitato di Liberazione Nazionale, due schieramenti contrapposti, nessuno arrivava a prevedere con certezza quali equilibri si sarebbero costituiti e quali maggioranze avrebbero governato il Paese e più che all’efficienza del sistema si pensava all’adozione di una struttura di equilibri e di mutua garanzia.

In altre parole, tutti immaginarono di poter essere collocati all’opposizione e programmarono perciò un sistema di controlli ad elevatissima sensibilità e grado d’allarme, tale da risultare, per alcuni versi, quasi paralizzante; insomma bisognava controassicurarsi avverso l’ipotesi di un esecutivo forte e stabile, anche a costo di un sistema complessivo debole, ma eminentemente garantista.” Continua a leggere

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