Sul cambiamento costituzionale

I Comitati Dossetti per la Costituzione prendono atto con dolore – nelle parole del loro presidente Raniero La Valle – dell’abbandono dell’ordinamento costituzionale del ’48 per un nuovo assetto di potere di cui lo stesso presidente del Consiglio dichiara che dovrà in seguito verificarsi la validità.

Ancor più motivo di rammarico è la spaccatura del Parlamento e del Paese mediante la quale la riforma viene portata a termine, facendo venir meno, con la Costituzione del ’48, l’unica grande risorsa di unità ancora esistente, in un momento in cui tutto porta alla divisione nell’Italia della rottura tra le generazioni, in un’Europa ormai fatta a pezzi da muri di divisione e reti di sbarramento e nel Mediterraneo dove sono in atto sanguinosi e dilaganti conflitti.

Il dott. Matteo Renzi ha inteso mettere il cambiamento costituzionale dietro il riparo delle grandi figure di La Pira e Dossetti. Certamente “l’attesa della povera gente”, di cui parlava La Pira, non era l’attesa che i poveri venissero esclusi dalle istituzioni rappresentative mediante sistemi elettorali miranti all’emarginizzazione dei poveri, delle loro organizzazioni e delle loro forze politiche, in una società sempre più drammaticamente marcata dall’esclusione e con il dichiarato obiettivo di un potere a partito unico. E quanto a Dossetti negli anni ’50 lungi dal mettere in questione la Costituzione appena instaurata, diagnosticò una profonda crisi di civiltà che riguardava l’intero sistema mondiale nelle pari responsabilità dei due sottosistemi, capitalista e sovietico, prevedendo con lucidità il precipitare progressivo degli ordinamenti nella tragica situazione in cui oggi sono caduti.

Il presidente del Consiglio ha ironizzato nella sua replica alla Camera sulla “Costituzione più bella del mondo” per giustificarne il superamento; che fosse una bella Costituzione è stato finora un parere unanime; si può dire piuttosto che non ce la meritavamo, se addirittura i principali promotori della svolta sono stati i due magistrati costituzionali che avevano il compito di garantirla. Ha cominciato il presidente Cossiga con il picconare e il presidente Napolitano che l’ha data da rottamare come Renzi ha rivendicato a suo favore. La vicenda italiana dimostra purtroppo che in questi cinquanta anni le società si sono imbarbarite sicché costituzioni come quelle che erano state pensate per le società, uscite dalla tragedia della II guerra mondiale, non sono più atte a reggere un corso storico dominato dal predominio della ricchezza dell’esclusione e del denaro, come per prima aveva diagnosticato la Banca d’affari americana JP Morgan. Ma proprio questo scarto tra i valori e gli obiettivi della Costituzione e il suo inadempimento avrebbe dovuto consigliare di mantenerla almeno come un  traguardo alto da mantenere, come un “non ancora” da raggiungere e come prova del fatto che società giuste con poteri democratici e pluralistici ad esse conformi sono state pensate e sono possibili.

Questa è la ragione per cui nella battaglia referendaria si dovrà fare ogni sforzo perchè la Costituzione di De Gasperi, Moro, Togliatti, Dossetti, La Pira, Lelio Basso, Calamandrei, Meuccio Ruini, non vada perduta.

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