VINTA LA BATTAGLIA CONTRO LA LEGGE GRIMALDELLO

La politica non è fatta solo di sconfitte e ciò è tanto più esaltante quando a vincere è la Costituzione. Ancora una volta la Costituzione ha vinto e l’art. 138 che la presidia è salvo. Il governo infatti ha abbandonato il disegno di legge di modifica costituzionale che derogando all’art. 138 apriva la strada a una manomissione incontrollabile della Carta. In questo modo la battaglia per la difesa dell’art. 138, e contro quella che abbiamo chiamato “legge grimaldello”, cominciata con la grande manifestazione popolare di Bologna del 2 giugno scorso promossa da Libertà e Giustizia, e con il documento di denuncia dei Comitati Dossetti per la Costituzione del 10 giugno aperto alla firma dei cittadini, è stata vinta. Già alla terza votazione al Senato il disegno di legge 813 di modifica passava con soli 4 voti in più della soglia dei due terzi sotto la quale sarebbe stato possibile il referendum confermativo; poi, con la nuova situazione politica, venendo meno la certezza dei due terzi alla Camera, il governo ha deciso di lasciar cadere il disegno di legge contestato e di restituire le eventuali riforme costituzionali alla procedura normale e costituzionalmente corretta. In tal modo la Costituzione non è più esposta alle manomissioni di una maggioranza indecente come quella che aveva fatto della “nuova Costituzione in 18 mesi” il suo cavallo di battaglia e lo strumento della propria sopravvivenza governativa. Di conseguenza per la salvaguardia della Costituzione oggi non è più necessaria la caduta del governo Letta.

Naturalmente anche questo non è un successo definitivo. La nostra Costituzione è troppo bella perché non si ripetano i tentativi di sovvertirla. Perciò resteremo vigilanti, pronti ad assecondare quei cambiamenti che possano renderla più funzionante e meglio capace di garantire e promuovere i diritti e le libertà di tutti.

Un ringraziamento va a tutti quelli che hanno lottato in questi mesi per la difesa della legalità costituzionale.

Raniero La Valle

Presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione

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PER UNA LEGGE ELETTORALE RAPPRESENTATIVA

Associazione per la Democrazia Costituzionale 

Comitati Dossetti  per la Costituzione

Al Presidente del Senato

Sen. Pietro Grasso

Al Presidente della Camera dei Deputati

on. Laura Boldrini

Ill.mo Presidente,

la recente decisione della Corte Costituzionale che, accogliendo i rilievi sollevati dalla Corte di Cassazione, ha dichiarato incostituzionale il “porcellum”, dimostra la lungimiranza dei padri costituenti che hanno armato la fragile democrazia riconquistata a prezzo della lotta di liberazione con robuste istituzioni di garanzia: la magistratura indipendente e la Corte Costituzionale che, in questo caso, sono riuscite ad intervenire e a sanare la ferita più grave che un sistema politico impazzito aveva inferto alla democrazia costituzionale. Le leggi elettorali hanno un influsso immediato e diretto su quel principio supremo della Costituzione che attribuisce la sovranità al popolo determinando la qualità della democrazia rappresentativa ed i suoi limiti. Esse danno contenuto al sistema politico e realizzano la Costituzione vivente con riferimento alla forma di governo, alla forma ed alla natura dei partiti politici ed alla possibilità dei cittadini di concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.). L’esperienza storica ci insegna che lo Statuto Albertino è stato distrutto dalla legge Acerbo, che ha consentito a Mussolini di prevaricare sull’opposizione ed assicurarsi la fedeltà di un Parlamento ridotto ad un bivacco di manipoli. Nel 2005 con la legge Calderoli è stato introdotto un sistema elettorale molto simile alla legge Acerbo, in virtù del quale è stato fatto un ulteriore passo, dopo l’introduzione del maggioritario nel 1993, per una svolta in senso oligarchico del sistema politico, comprimendo il pluralismo attraverso la tagliola delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza, e consentendo ad una ristrettissima cerchia di capi di partito di determinare per intero la composizione  delle Camere, “nominando” i rappresentanti del popolo, senza che il corpo elettorale potesse mettervi becco. Questo sistema elettorale ha favorito una evoluzione in senso “castale” del sistema politico rappresentativo, tanto che nel senso comune coloro che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini vengono percepito come una “casta”, cioè un corpo estraneo, portatore di interessi suoi propri, contrapposti al corpo elettorale di cui dovrebbero essere espressione. La sentenza della Corte Costituzionale interviene a sanare questo vulnus alla democrazia poiché sancisce con autorità di giudicato, che i sistemi elettorali, seppur dominio riservato del Parlamento, devono essere coerenti con l’impianto costituzionale, che prevede che il voto deve essere libero (il che significa possibilità di scegliere più proposte politiche) ed uguale (il che significa che non ci deve essere un quoziente di maggioranza e uno di minoranza, come prevedeva la legge Calderoli) e conseguentemente le assemblee parlamentari  devono essere rappresentative della pluralità di interessi, bisogni e domande presenti nel corpo elettorale e nella società italiana; ciò non è compatibile con il rifiuto pregiudiziale avanzato in questi giorni, non solo nei riguardi del principio della proporzionale ma anche di ogni sua più duttile attuazione. E’ compito precipuo del Parlamento mettere a confronto le diverse domande politiche e realizzare una sintesi che consenta un governo autorevole ed efficiente. Continua a leggere

Il metodo (sbagliato) della riforma. Note critiche al d.d.l. cost. n. 813 Sen

Costituzionalismo.it

FASCICOLO 1 | 2013

4 luglio 2013

di Alessandro Pace Professore emerito di Diritto costituzionale – Università “La Sapienza” di Roma

1. Se si parte dall’idea secondo cui la previsione di uno speciale procedimento di revisione costituisce la conferma, ma non il fondamento, della rigidità costituzionale[1] – la cui causa va piuttosto individuata nella superiorità della costituzione stessa su tutti gli atti che compongono l’ordinamento, così come formalizzata in uno o più documenti ufficiali[2] -, la disciplina del procedimento per la revisione di una costituzione scritta e rigida non può che spettare alla costituzione stessa, esplicando, tale procedimento, la funzione di garantirne la rigidità[3] sotto un triplice aspetto.

In primo luogo la previsione di un procedimento speciale (aggravato) di revisione evita la fragilità politica delle costituzioni scritte che altrimenti sarebbero assolutamente immodificabili[4], e quindi potrebbero essere modificate solo con la violenza[5]. In secondo luogo la previsione di un procedimento speciale garantisce la relativa stabilità delle preesistenti regole scritte della costituzione[6]. Infine il procedimento aggravato non esclude, ma solo limita, il principio rousseauiano che ogni generazione deve essere in grado di affrontare tutte le decisioni fondamentali richieste dalle circostanze del tempo[7] (che però nelle costituzioni del secondo dopoguerra non di rado incontra limiti assoluti in nome di valori che si assumono eterni o comunque politicamente insopprimibili[8]).

L’individuazione del «punto di equilibrio tra quanto, del “vecchio”, deve comunque essere conservato (le norme assolutamente irrivedibili) e la disponibilità, più o meno ampia, all’apertura verso il “nuovo”» [9] spetta quindi, in esclusiva, alla Costituzione. Sostenere il contrario -e cioè che la scelta tra le infinite variabili di tempo, di contenuto e di procedimento spetti alle stesse leggi di revisione -, significherebbe che “norme supreme” nel nostro ordinamento sono le leggi di revisione[10] e non la Costituzione.

2. Di qui talune conseguenze d’ordine strutturale.

a) La prima conseguenza è l’inderogabilità delle norme sulla revisione. Una cosa infatti è la deroga di una norma (sostanziale o procedimentale), altra cosa è la deroga se riferita al procedimento di revisione costituzionale. Nel primo caso la deroga opera come un’eccezione alla regola[11]: esplica cioè conseguenze su una determinata fattispecie a favore o contro uno o più soggetti. Nel caso del procedimento di revisione costituzionale la deroga puntuale (o, come suole dirsi, una tantum) esplica invece indirettamente effetti permanenti per tutti i cittadini, attuali e futuri. Pertanto il rapporto eccezione-regola qui non spiega alcun rilievo. Le norme sulla revisione costituzionale sono fonti “sulla” produzione normativa condizionanti il modo di formazione (e quindi il contenuto stesso) delle fonti “di” produzione, e cioè le eventuali future norme sulla forma di governo, sul numero dei parlamentari, sul bicameralismo, sui rapporti Stato-Regioni ecc. che a loro volta avranno una portata generale e che, ciò nonostante, verrebbero approvate secondo una procedura contrastante con quella prevista dall’art. 138. Continua a leggere

Priorità costituzionali e controllo sulla destinazione delle risorse *

 di Lorenza Carlassare   4 GIUGNO 2013

(da Costituzionalismo.it)
Professore emerito di Diritto costituzionale – Università degli Studi di Padova
 
Abstract
Lo scritto si interroga su quali debbano essere le priorità di spesa nella distribuzione delle risorse pubbliche. In tempi di protratta crisi economica e di continuate politiche dei tagli, l’unico punto di riferimento certo è offerto dalla Costituzione, che deve continuare a orientare le scelte pubbliche, nonostante il carattere incontrovertibile che da più parti è assegnato ai precetti della scienza economica. Gli attori politici e gli enti di cui la Repubblica si compone debbono, pertanto, distinguere tra destinazioni di fondi costituzionalmente doverose, destinazioni consentite e destinazioni vietate, assumendo a parametro della distinzione il principio di eguaglianza sostanziale, di cui all’art. 3, secondo comma, nonché il valore della persona e della sua dignità. Alla luce di tali indicazioni tornano, pertanto, al centro dell’attenzione i diritti sociali – e in particolare il diritto al lavoro e il diritto all’istruzione – e il monito di Manlio Mazziotti sul legame tra garanzia delle condizioni minime economiche e sociali ed effettivo godimento dei diritti civili e politici. In quest’ottica deve, dunque, leggersi la questione della copertura finanziaria delle sentenze della Corte costituzionale, assumendo la ragionevolezza non come mera ‘coerenza’ a livello legislativo, ma in primo luogo come coerenza ai principi costituzionali.

 Sommario: 1. – Le domande sociali, la questione delle risorse, le priorità costituzionali. 2. – Le chiare indicazioni del testo costituzionale. 3. – L’insufficienza degli interlocutori politici nella trasformazione dei partiti. 4. – La Corte costituzionale e il controllo sulla destinazione delle risorse. 5. – Segue: distinguendo fra ’sentenze che costano’.  6. – Il giudizio di ragionevolezza. 7. – Segue: la coerenza ai principi.

1. – Le domande sociali, la questione delle risorse, le priorità costituzionali. E’ una fase storica di grandi interrogativi quella che stiamo vivendo, tutto sembra porsi in un modo diverso e nuovo. Si avverte forte e diffusa l’ansia di ricominciare, di tagliare con un passato recente pieno di trappole per la democrazia e per la stessa vita comune, di respirare finalmente un’aria meno pesante e chiusa. Si propongono formule politiche, si formano aggregazioni e movimenti, si cercano obbiettivi nuovi: ‘rinnovamento’ sembra essere la parola magica in grado di risolvere ogni problema. Tutto sembra però confondersi di nuovo nell’opacità della politica; le linee appaiono confuse, soltanto la parola ‘nuovo’ rimane in piedi, ripetuta all’infinito, mentre il suo contenuto sfugge. Gli obiettivi stessi non sempre risultano chiari persino a chi dovrebbe perseguirli. Continua a leggere

La legge grimaldello contro la Costituzione grave errore del Governo e dei partiti

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I Comitati Dossetti per la Costituzione denunciano come inammissibile il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri il 6 giugno 2013, che detta nuovi modi e tempi per la riforma della Costituzione in violazione dell’art. 138 della Carta.

Violazioni che  consistono, a tacer d’altro:

  1. nel riconoscimento al Governo dell’inusitato ruolo di proponente delle riforme costituzionali, per giunta coadiuvato da una commissione di esperti nominati dallo stesso Governo;
  2. nell’altrettanto inusitata imposizione di un limite temporale al procedimento di revisione, come se si trattasse dell’approvazione, con caratteri d’urgenza, di una legge ordinaria;
  3. nella diminuzione da tre mesi ad uno dell’intervallo intercorrente tra la prima e la seconda approvazione del testo delle leggi di revisione costituzionale: un intervallo voluto espressamente dai Costituenti perché le eventuali modifiche costituzionali potessero essere adeguatamente discusse nell’opinione pubblica prima della delibera  definitiva delle Camere (nella quale, com’è noto, non è ammissibile la presentazione di emendamenti) .

Si è eccepito che queste modifiche verrebbero ad essere contenute in una legge costituzionale ad hoc. Questa non è però una valida giustificazione. Da un lato tali modifiche spiegherebbero infatti “effetti permanenti” con riferimento alla disciplina procedimentale delle future leggi costituzionali, per cui si tratterebbe di “deroghe con effetti permanenti” e cioè di vere e proprie modifiche surrettizie all’art. 138; dall’altro il fatto che tali modifiche siano contenute in una legge costituzionale non significa alcunché perché le leggi costituzionali, non diversamente dalle leggi ordinarie, devono rispettare i limiti formali e sostanziali posti dalla Costituzione.

Si tratta pertanto di una legge grimaldello che fa saltare le garanzie e le regole che la Costituzione stessa ha eretto a sua difesa, e che finché sono in vigore vanno rispettate. Essa contempla che in diciotto mesi vengano cambiati forma dello Stato, forma di Governo, Parlamento e l’intero equilibrio fra i poteri dello Stato su cui riposano i diritti dei cittadini.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, richiamandosi alla grande manifestazione di patriottismo costituzionale tenutasi a Bologna il 2 giugno con la partecipazione di popolo e rappresentanti di movimenti di massa, e dando seguito al loro appello del 2 maggio “Giuristi contro la Convenzione, fanno presente al Governo ed alla maggioranza parlamentare che con tale disegno di legge, rispecchiante la mozione delle Camere del 29 maggio scorso, viene compiuto un gravissimo errore, a cui, tuttavia, sarebbe ancora possibile non dare corso.

La previsione e l’auspicio, formulati da molti e dallo stesso Presidente della Repubblica che da qui a poco più di diciotto mesi si possa concludere l’iter delle riforme, sono tutti basati sul presupposto che il disegno di legge costituzionale, presentato ora al Parlamento, sia subito approvato e poi, nello spirito dell’Alleanza manifestatasi il 29 maggio, sia definitivamente varato in seconda lettura alla fine di ottobre, con una maggioranza che superi i due terzi dei voti, in modo tale che sia esclusa la possibilità di indire il referendum confermativo.

In tal caso partirebbe subito la procedura di revisione, prima in un Comitato parlamentare di 40 membri e poi nelle aule parlamentari, dove il dibattito è pensato come rapido e formale.

Quanto al tipo di cambiamento, si va dalla forma di Stato, alla forma di Governo, al numero dei Parlamentari, al bicameralismo, fino alla corrispondente legge elettorale, mentre si affaccia il mito del presidenzialismo. Si tratta di materie in cui le posizioni presenti nel Parlamento e nel Paese sono le più diverse e contrastanti e che il Comitato dei 40 in pochi mesi dovrebbe ricondurre ad unità, in un momento di massima crisi del Paese e di minore corrispondenza, dal punto di vista rappresentativo, tra l’elettorato ed il Parlamento eletto con la legge “Porcellum”. La stessa legge proposta dal governo mostra di avvertire l’anomalia di un cambiamento della democrazia e dello Stato fatto da una rappresentanza che non rispecchia proporzionalmente le componenti dell’elettorato e che dunque può risolversi nell’imposizione di una minoranza. Infatti la legge stabilisce che il Comitato dei 40 deve essere formato in modo da rispecchiare la proporzione fra i Gruppi, tenendo conto non solo dei loro seggi in Parlamento ma anche dei voti conseguiti alle elezioni politiche: segno che si vede la stortura ma non la si risolve; infatti questa correzione proporzionalistica che per la prima volta misura i rapporti fra i Gruppi parlamentari sulla base dei voti ricevuti e non dei seggi, riguarda solo il momento referente del lavoro del Comitato, ma non riguarda ovviamente il voto d’aula; questo poi avverrà non nella costituzionalmente obbligata doppia lettura a distanza di tre mesi l’una dall’altra, ma con il contingentamento dei tempi e l’arbitraria riduzione di tale intervallo ad un mese. A questo punto rimarrà solo il referendum confermativo, che in ogni caso potrà essere richiesto, ma sarà troppo tardi perché l’elettorato, tormentato da una crisi gravissima e oberato da altri pensieri possa decidere con libertà di coscienza sulla sorte della Repubblica e del suo ordinamento democratico, piuttosto che essere trascinato in una sorta di plebiscito.

Tutto ciò dice come i prossimi 18-24 mesi saranno mesi di passione per la Costituzione e forse la sua ultima prova.

Dov’è allora l’errore? A parte l’errore che è nella cosa stessa, esso sta nel fatto che, anziché offrire, come si vorrebbe, una garanzia di durata al Governo Letta ed alla Grande Alleanza, la partita costituzionale così aperta diventa fonte della loro massima debolezza. Agli occhi di molti la questione diventa infatti il caso serio di una Repubblica democratica e rappresentativa che sta o cade, e quindi attinge un’assoluta priorità a partire dal momento stesso in cui si comincerà a discutere in Parlamento la legge costituzionale di deroga all’art. 138.

Non vi è chi non veda come tra i mezzi per fermare la riforma vi sia la procurata caduta del Governo, la dissoluzione della sua maggioranza e l’insorgere di fratture nell’ambito degli stessi partiti della maggioranza, forse con le inevitabili dimissioni dello stesso Presidente della Repubblica.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, per parte loro, si propongono le seguenti azioni:

1) esercitare una “moral suasion” per indurre i partiti di maggioranza del Parlamento – che tutti si richiamano alla democrazia ed alla libertà – a garantire che in seconda lettura la legge grimaldello non sia votata da una Santa Alleanza che raggiunga i due terzi dei voti, in modo che non sia esclusa la possibilità costituzionale del referendum popolare;

2) presentare o promuovere la presentazione, sin da questi mesi estivi, di singole leggi di revisione costituzionale che, su punti specifici, e senza travolgere l’intero ordinamento:

– correggano il sistema bicamerale investendo la sola Camera del rapporto di fiducia col Governo;

– ridefiniscano il rapporto fra Stato, Regioni ed altre autonomie locali, ponendo rimedio alle negative esperienze fatte fin qui;

– ridisegnino il numero dei parlamentari;

– riscrivano l’art. 81;

– stabiliscano un tetto di spesa per le spese militari ed un minimo di spesa per le spese scolastiche e formative;

– introducano il principio del reddito minimo di esistenza vitale;

– enuncino un criterio d’indirizzo sui rapporti fra Italia ed Unione Europea, sopraggiunti dopo l’entrata in vigore della Costituzione del 1948, criterio basato sul perseguimento dell’unità vera e non solo economica dell’Europa e sulla salvaguardia della personalità, dei valori supremi e della qualità della vita della comunità di tutti gli abitanti della Penisola.

Altri temi specifici, se urgenti, potranno essere oggetto di singoli progetti di legge di revisione costituzionale, tutti sottoponibili, poi, separatamente a referendum popolare.

I Comitati Dossetti per la Costituzione suggeriscono al Governo ed ai partiti veramente desiderosi di un perfezionamento della nostra Costituzione che questa è la strada meno conflittuale col Paese e con la giovane tradizione costituzionale italiana, nonché la più rapida per raggiungere graduali e sicuri risultati di avanzamento istituzionale nella continuità dell’ordinamento democratico.

I Comitati Dossetti, infine, invitano tutte le associazioni, enti, sindacati, comunità culturali e religiose a mantenere vigile l’interesse e la cura per la Costituzione ed i valori che in essa finalmente hanno raggiunto la soglia del diritto obbligante per tutti, e propongono che fin d’ora siano raccolti contributi volontari da depositare in un fondo presso la Banca Etica per far fronte alle future spese dei prevedibili referendum in cui si dovrà combattere la battaglia per la Costituzione.

Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Nicola Colaianni, Alfonso Di Giovine, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Alessandro Pizzorusso, Armando Spataro, Gustavo Zagrebelsky, Francesco Di Matteo, Tommaso Fulfaro, Sandro Baldini, Maurizio Serofilli, Luisa Marchini, Barbara Romagnoli, Beppe Giulietti, Francesca Landini, Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”,

Giovanni Battista Baggi, Umberto Andalini, Alfonso Gianni, Francesco Grespan, Stefano Sanchioni, Lidia Campagnano, Aldo Asvero Tropepi, Umberto Musumeci, Anna Biagini, Gabriella  Bentivoglio, Alda Busi, Maria Ricciardi Giannoni, Associazione Liberacitadinanza, Giuseppe Salmè, Forum Cittadini del Mondo R. Amarugi, Maurizio Buzzani, Bronzini Giuseppe, Mauro Bortolani, Ada Pallai, Pietro Galati, Tiziana Valpiana, Gian Carlo Poddine, Vilma Lucia Caon, Antonio Mammi, Comitato Dossetti per la Costituzione di Casalgrande (RE), Marialba Pileggi, Romolo Tamburrini, Innocenza Indelicato, Ilaria Cornetti, Giulia Venia, Gaetano Bonifacio, Umberto Baldocchi, Franco Ronconi, Roberto Riverso, Eleonora Bellini, Gioacchino La Greca, Sebastiano Gulisano, Silvia Maggi, Vittorio Campanelli, Irene Del Prato, Doria Di Caprio, Alfonso Sabin, Matteo Cerutti Soia, Bartolo Angiani, Enrico Peyretti, Franco Borghi, Luisella Basso Ricci, Angelo Ciprari, Teresa Lapis, Ignazio Giovanni Patrone, Stefano Celli, Giulio e Lucia Sica, Nicoletta Gandus, Lanfranco Peyretti, Carlo Ridolfi, Carlo Ferraris, Massimo Torelli, Carlo Cappellari, Pierpaolo Loi, Antonio Porro, Antonio Boncristiano, Dignatici Patrizia, Stocco Giuseppe, Fabio Massimiano, Tonino Venturi, Dora Marucco, Nadia Norcini, Corrado Gregori, Silvia Manderino, Paolo Ferrari, Lorella Amigoni, Nanni Russo, Aldo Santori, Loretta Ciampalini, Paolo, Cecilia Landini, Agata Cancelliere, Grazia Riccitiello, Livio Riccitiello, Carlo Corsetti, Bruno Giangiacomo, Paola Marsocci, Silvia Buzzelli, Caterina Interlandi, Emilio Robotti, Michele Turazza, Fabio Ragaini, Mauro Rosini, Giancarlo Giannetto, Alfredo Guardiano, Stefano Fern. Tozzi, Matteo D’Angelo, Francesco Baicchi, Antonio Boncristiano, Luigia Evani, Giovanni Picaro, Maria Giovanna Filia, Teresa Citernesi, Raffaele Iavazzo, Maurizio Sgarzi, Daniela Laudati, Franca Maria Bagnoli, Ugo Bologna, Giancarlo Madoni, Elena Presti, Afra Mannocchi, Raul Mordenti, Anna Maria Capocasale, Beatrice Felis, Mario Corinaldesi, Francesco Baicchi, Rossi Luigi, Gianfranco Monaca, Lucia Vignale, Federico Vignale, Maria Paola Patuelli, Claudio Carosio, Paola Modesti, Maria Assunta Laura Nastri, Francesco Baicchi, Miria Ronchetti, Mario Pisani, Eleonora Bellini, Giorgio Altieri, Angelo Vaccaro, Anna Maria Tamburri, Franco Ragusa, Patrizia Bellucci, Marco Proietti, Laura Proietti, Patrizia Bellucci, Milena Mottalini, Antonio Pizzo, Maria Grimaldi, Iris Mascaro, Roberto Aniello, Paolo Barbieri, Sergio Capovilla, Associazione Grosseto per la Costituzione, Ileana Capocasale, Giovanni Danti, Antonella Rosetti, Angelo Morini, Leonardo Altieri, Chiara Landini, Gian Paolo De Leo, Agostino Abate, Luisa Lama, Roberto Di Fede, Waldemaro Flick, Bruno Bortoli, Annamaria Festi Zattoni, Davide Cilia, Mauro Vaudano, Michele Debegnach, Nadia Schavecher, Otello Ciavatti, Aldo Di Canio, Jaunito Patrone, Vincenzo Vita, Riccardo De Vito, Raffaele D’Agata, Patrizia Bellucci, Ferdinando Gradella, Silvia Sandrini, Grazia Tuzi, Valeria Pollastro, Anna Maria Nicola, Renata Campani, Alessandro Scassellati Sforzolini, Alessandro Cortesi, Augusto Marinelli, Sergio Simonato, Viviana Viviani, Christian Zanatta, Stefania Mussio, Antonio Nisita, Alessandro Messina, Loredana Alajmo, Adele Falabella, Sergio Casagrande, Associazione Treno delle Donne in difesa della Costituzione, Nella Toscano, Gabriella Franceschetti, Gianna Guglielmino, Gianantonio Boninsegna, Franco Mimmi, Anna Rosa Rossi, Valeria Federici, Maria Colucci, Leonardo Grassi, Sergio Staino, Germano Zanzi, Marcello Acquarone, Salvatore Lezzi, Roberto Caprino Campana, Associazione per la Pace nel Centopievese, Guido Bertolino, Carla Olivieri, Filippo Trippanera, Giovanni Fucci, Bearice Badini Confalonieri, Mauro Volpi, Maria Teresa Orlando, Vincenzo Paolillo, Cesare Messina, Paolo Solimeno, Donatella Mardollo, Oscar Grasso, Silvia Balboni, Ombretta Cortesi, Mario Epifani, Matteo Viviano Carlo Basili, Silvio Pugliano, Mirella Pescetti, Katia Zanotti, Ezio Bonzi, Lia Frabboni, Jole Falco, Alice Manfroni, Piergiorgio Bortolotti, Gualtiero D’Uffizi, Campanale Anna Maria, Stefano Girotti, Magda Barbieri, Mirella Bresci, Graziella Mattaliano, Arturo Giunta, Annarita Cenacchi, Hans Ranalli, Marsilio Gatti, Tullio Grimaldi, Massimo Fortini, Raffaele Silipo, Paolo Cortesi, Mariella Battaglia, Marco Antonio Fascina, Pierfrancesco Ciancia, Bianca de Matthaeis, Patrizia Papa

Roma, 10 giugno 2013

Il documento è aperto alle firme di altri giuristi associazioni e cittadini; chi voglia sottoscriverlo può farlo al link http://www.economiademocratica.it/ oppure al link  http://www.comitatidossetti.it/ utilizzando lapposito spazio dei commenti, anche semplicemente scrivendo “aderisco”.

Il Parlamento non si faccia espropriare della Costituzione

La massima urgenza è quella di una riforma elettorale di tipo proporzionale

L’Associazione per la Democrazia Costituzionale ha indirizzato a tutti i parlamentari la seguente lettera: 

Associazione per la Democrazia Costituzionale
Cara/o Deputato,
Cara Senatrice/Senatore,
dopo l’insediamento del nuovo governo è venuta all’ordine del giorno la proposta, rilanciata dal Presidente del Consiglio ma formulata dal gruppo di lavoro sulle riforme istituzionali convocato dal Presidente della Repubblica, di istituire una inusitata Convenzione per le riforme costituzionali.
Secondo la proposta dei “saggi” per procedere alla revisione della Costituzione bisognerebbe istituire una “Commissione redigente” mista costituita su base proporzionale da parlamentari e non parlamentari con il compito di redigere un testo di riforma da presentare al Parlamento che dovrà votarlo articolo per articolo senza emendamenti.
Orbene tale proposta è irricevibile perché integrerebbe un vero e proprio illecito costituzionale!
Il potere di revisione costituzionale, infatti, non è un potere costituente, né può essere modulato di volta in volta secondo le convenienze politiche. 

Continua a leggere

Giuristi contro la Convenzione Subito la legge elettorale

 

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I Comitati Dossetti per la Costituzione augurano buon lavoro al Presidente Letta, di cui apprezzano lo sforzo coraggioso e determinato di fronte alla drammatica situazione economico-sociale del Paese.

Riguardo alle riforme costituzionali i Comitati dichiarano assolutamente necessario che esse vengano sottratte al ricatto della legge elettorale vigente, la cui espulsione dall’ordinamento, che ne è così gravemente sfregiato, deve precedere e rendere possibile ogni altro intervento di riordinamento istituzionale.

Riguardo alle procedure e al merito dell’ipotizzato processo di revisione costituzionale, i Comitati Dossetti si riservano un parere informato, ma fin da ora richiamano il governo e il Parlamento al rispetto delle norme dell’art. 138 della Costituzione, senza l’osservanza del quale l’intera Costituzione sarebbe delegittimata. In particolare ritengono che non si debba far appello a Commissioni o Convenzioni paracostituenti per progetti complessivi di riforma, ma che si debba procedere con riforme puntuali discusse e realizzate con le procedure previste istituto per istituto. I Comitati fanno propria la riserva espressa dal prof. Onida nella relazione finale del Gruppo di lavoro istituito dal Presidente della Repubblica, secondo la quale il progettato ricorso a organismi redigenti non previsti dall’ordinamento, rischierebbe di “innescare un processo ‘costituente’ suscettibile di travolgere l’intera Costituzione” di cui, pur nelle opportune puntuali modifiche, vanno mantenuti fermi “i principi, la stabilità e l’impianto complessivo”.

Il ricorso a procedure arbitrarie certamente porterebbe al fallimento dell’intero processo, ciò che, dato il legame stabilito con la durata del governo, riaprirebbe una crisi dalle conseguenze imprevedibili.

I Comitati Dossetti richiamano alla riflessione di tutti il fatto che, di fronte al collasso di tutte le regole e delle vecchie certezze dell’ordine economico-sociale, i principi fondamentali della Costituzione sono rimasti gli unici principi di razionalità e quindi di stabilità dell’ordinamento.

Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli (presidenti), prof. Umberto Allegretti, prof. Gaetano Azzariti, prof. Enzo Balboni, prof. Sergio Bartole, prof. Francesco Bilancia, prof. Lorenza Carlassare, prof. Nicola Colaianni, prof. Claudio De Fiores, prof. Alfonso Di Giovine, prof. Mario Dogliani, prof. Gianni Ferrara, Domenico Gallo, prof. Alessandro Pace, prof. Alessandro Pizzorusso, prof. Umberto Romagnoli, prof. Gustavo Zagrebelsky; avv. Francesco Di Matteo, avv. Domenico D’Amati, avv. Nanni Russo, Giuseppe Giulietti, Tommaso Fulfaro.

Roma, 2 maggio 2013

Il documento è aperto alle firme di altri giuristi e cittadini (chi voglia sottoscriverlo può farlo a questo link http://www.economiademocratica.it/?p=1210 scrivendo  “aderisco” nell’apposito spazio dei commenti):

Maurizio Serofilli, Enrico Peyretti, Angelo Casati, prof. Cristina Giorcelli, Sandro Baldini, Piercarlo Pazé, Rita Girotti Elena Milazzo Covini, prof. Nicola Occhiocupo, Maria Chiara Basile Zoffoli, Pierantonio Colombo, Joli Ghibaudi, Elena Dall’Acqua, Gabriele Aquilina, Federico Zanda, Domenico Basile, Carlo Romani, Carlo Ferraris, Maria Pia Bozzo, Luisa Marchini, Margherita Zanol, Angelo e Grazia Barsotti, Marialba Pileggi, Paola Zerbini, Dora Marucco, Vittorio Possenti, M. Cecilia Zoffoli, Mario Giacompolli, Francesca Landini, Anna Alberigo, Associazione Culturale Il Mosaico, Giovanni Bianco, Paolo Caretti, Umberto Musumeci, Alberto Albertini, Francesco Riva, Paolo Bertagnolli, Francesco Grespan, Barbara Romagnoli, Rita Sanlorenzo, magistrato, Innocenza Indelicato, Franca Maria Bagnoli, Fabrizio Truini, Aldo Antonelli, prof. Bruno Antonio Bellerate, Roberto Riverso, magistrato, Paolo Farinella, Angela Mancuso, Francesco Maisto, Sabrina Bosi, Chiara Giunti, Umberto Andalini, Giuseppe Coscione, Gian Carlo Poddine, Mauro Armanino, Giulio Sica, Giuseppe Forte, Francesco Scandiuzzi, Franco Ricci Lucchi, Beatrice Felis, Re Germano, Carlo Baviera, Claudio Giambelli, Maria Laura Paesano, Gianni Novelli, Nicoletta Gandus, Angelo Di Natale, Pier Giorgio Maiardi, Stefano Celli, magistrato, Claudio Paccani, Andrea Manzardo, Del Bene Margherita, Roberto Giardelli, Patrizia Farronato, Fabrizio Giuliani, Angelo Vancheri, magistrato, Pasquale De Sole, Cecilia Carmassi, Camillo Neri, Rolando Dondarini, Dina Galli, Vincenzo Zacchiroli, Enrico Morganti, Egidio Ussello, Enrico Artioli, Adriano Bustreo, Nara Zanoli, Antonio Ciro Conte, Umberto Baldocchi, Gabriella Franceschetti, prof. Giorgio Grasso, Sandro Bonardi, Carmine Miccoli, Giorgio Tufariello, Liliana Lipone, Stefano Volante, Riccardo Lenzi, Vincenzo Ortolina, Francesco Rosetti, Maurizio Sgarzi, Liliana Romagnoli, on. Felice C. Besostri, Gianni Mula, Piera Filippone, Maria Luisa Monaca, Fabrizio Giuliani, Giovanna Mancini, Fulvio De Giorgi, Augusto Sabatini, magistrato, Maria Nobile, Mariarosa Schaffner, prof. Biagio Ricceri, Achille Pellegatta, Ferruccio Garnero, Enrico Frattini, Silvana Ratti, Giovanna Marsetti, Enzo Balboni, prof. Luigi Lentini, Clementina Mazzucco, Michele Cavallaro, Cesare Conti, Paolo Serra, Vanna Maria Valori, Vincenzo Pezzino, Gian Paolo Storchi, Clara Nicita, Doreta Carli, Anna Nocentini, Roberto Budini Gattai, Paolo Foraboschi, Rinaldo Germeia, Silvia Manderino, Giannamaria Pincigiannamari, Girolamo Caianiello, Giselda Stella, Giuseppe Cicolini, Giorgio Stupazzoni, Renata Campani, Assunta Marini, Franca Centra, Cristina Bassi, Daniela Laudati, Giordana Fochi, Giovanni Bellistri, Eugenio Antonio Ullucci, Simonetta Banfi, Dina Rosa, Paolo Ellepi, Irma Berdini, Natalina Raffaelli, Carlo Guaita, Silvia Pozzuoli, Maria Luisa Paroni, Adriano Marco, AnnaMaria Procenesi, Viviana e Raul, Gino Favero, Manlio Schiavo, Bruono Giangiacomo, Franca Stampatori, Paola Modesti, Vittoria Mascherpa, Maurizio Sbrana, Gualtiero Pinci, Fosca Ferrari, Tommaso Foggetta, Carmela Leonarda Carriero, Agostino Regnicoli, Annamaria Deidda, Franco Casadidio, Aldo Santori, Piergiorgio Gawronski, Pietro Natalino Pergolari, Anna Maria Capocasale Landini, Grazia Maria Bertini, Brian Raffaela, Clara Gennaro, Ombretta, Ezio Bonzi, Lia Frabboni, Antonio Pizzo, Corrado Lorefice, Francesco Fiordaliso, Filippo Pizzolato, Maria Luisa Quagliardi, Nicola Campus, Angelo Bertucci, Francesca Angelini, Giovanni Castelli, Franco Venturella, Piergiorgio Gualtieri Maria Cristina Laffi, Silvio Gambino, Dario Rossi, Angelo Sciuto, Assunta Prato, Gian Luigi Melandri, Riccardo Conte, Angelo Ciprari, Alberto Preti, Umberto Budroni, Alvise Moro, Otello Ciavatti, Toni Peratoner, Anna Semeraro, Sonia Sfreddo, Tonino Francesco Lozzi, Elena Gajani Monguzzi, Armando Schenone, Leopoldo Rogante, Cortese Nicola, Pierpaolo Loi, Elisabetta Tarquini, Paolo Solimeno, Fausto Gianelli, Maria Ricciardi Giannoni, Piergiorgio Gallicani, Antonietta Maria Ermacora, Giorgio Gallo, Franco Palutan, Giorgio Altieri, Anna Biagini, Angelo Palmieri, Roberto Landini, Armando Spataro, magistrato, Corrado Bartolini, Marina Bonelli, Fabrizia Francabandera, magistrato, Derek Jones, prof. Roberto Romboli, Adamo Montalbini, Grazia Rebasti, Antonio Sabatella, Stefano Anastasia, Aldo Di Canio, Annarita Cenacchi, Alfredo Guardiano, Maria Catterina iob, Giuseppe Martinico, Vincenzo M. Siniscalchi, Vincenzo Fares, Lucilla Anderson, Sandro Bonardi, Angelo Vaccaro, Mimino Ligorio, Angelo Errani, Giuseppe Belfiore, Luigi Bottazzi, Raffaele Silipo, Nicola Sinopoli, Fernando Cancedda, Andrea Corbo, Alessandro Scassellati Sforzolini, Palmina Panozzo, Alberto Terruzzi, Giuditta Peliti, Costantino Squeo, Eleonora Gallo, Letizia Cialli, Gaudenzio Ginevri, Mara Saccani, Paolo Spinicci, Silvana Pintozzi, Chiara Allegra, Alessandro Messina, Carmela Salazar, Rossella Rispoli, Gianna Guglielmino, Nadia Norcini, Fabiola, Sandro Nanetti, Samuele Filippini, Domenico Modugno, Franco Borghi, Raffaele Silipo, Costantino Squeo, Nicola Cortese, Gian Paolo Storchi, Mario Galimberti, Mario Rusciano, Giovanni Cannella, magistrato, Danilo Andriollo, Paolo Pascale, Franco Picelli, Anna Colombini, Francesco Virga, Sonia Poggesi, Giancarla Codrignani, Marta Basile, Ettore Zerbino, Renata Ilari, Teresa Traversa, prof. Giuseppe Campione, Luisa Simonutti, Alfredo Guardiano,