Appello al segretario Bersani, al segretario Alfano, al Presidente Monti, all’on. Vendola, al sen.Casini…

Contro il catastrofismo di quanti vedono nell’attuale appassionante battaglia parlamentare i segni della fine di un partito, dei partiti, o della stessa Repubblica, i Comitati Dossetti per la Costituzione rivendicano la piena legittimità delle singole scelte e del conflitto in corso per l’elezione del Presidente della Repubblica, conflitto che pur così acceso rientra pienamente nella tradizione dell’Italia repubblicana.

Il solo modo di tradire in questo frangente consisterebbe nell’operare e nel votare non per incrementare il bene della Repubblica e della Costituzione, ma per sovvertirle e distruggere.

A questo punto del confronto, tuttavia, i Comitati Dossetti per la Costituzione ritengono che l’elezione del capo dello Stato debba essere sottratta agli schemi di una democrazia conflittuale e bipolare che sono estranei alla Costituzione e di fatto travolti dai risultati delle ultime elezioni. Le aggregazioni fisiologiche per l’elezione del presidente della Repubblica non sono necessariamente quelle che suppongono un dualismo tra metà del centro con la destra e metà del centro con la sinistra ma, secondo lo spirito della Costituzione, devono inscriversi in un più ampio e ricco pluralismo che dalla società si trasferisce e trova la sua rappresentanza nei Grandi Elettori.

Perciò, dopo che molti illustri e degnissimi candidati sono stati travolti negli scrutini tenutisi fin qui, i Comitati Dossetti per la Costituzione ritengono che non debba essere bruciata anche la risorsa dell’unico candidato rimasto credibilmente in campo dal primo scrutinio, e chiedono al segretario Bersani, al segretario Angelino Alfano, al premier Monti, a Vendola, a Casini e ai leaders di tutti i gruppi e sottogruppi presenti nell’Assemblea, di dare l’indicazione di votare per Stefano Rodotà, con l’unico mandato di garantire la salvezza e la crescita della Costituzione repubblicana, premessa di ogni ulteriore svolgimento politico. Ormai non si tratta più solo dell’interesse pubblico, ma della piena assunzione come problema politico e pubblico degli interessi, dei bisogni, delle speranze e delle angosce e spesso della stessa sopravvivenza della vita privata dei cittadini, in un tempo di gravissima crisi.

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AGLI ELETTI E ALL’ELETTORATO DEL 24-25 FEBBRAIO

I COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE   E ECONOMIA DEMOCRATICA

NON VANIFICARE LA SOVRANITA’ POPOLARE

 

I Comitati Dossetti per la Costituzione ed Economia Democratica si rivolgono ai due soggetti politici che in questo momento hanno in mano il destino dell’Italia: gli eletti al Parlamento del 24-25 febbraio e gli elettori che nell’occasione hanno trasformato la volontà popolare in rappresentanza politica.

Agli uni e agli altri rivolgiamo il pressante appello a salvaguardare la Costituzione come condizione per far ripartire l’economia e salvare il Paese.

È necessario prendere atto che le divisioni presenti nella nostra comunità nazionale e tradottesi ora nelle divisioni della rappresentanza, sono molto profonde. Esse derivano da una disparità sempre maggiore nella situazione economica e nelle prospettive di vita tra anziani e giovani, tra ricchi e poveri, tra quanti galleggiano nella crisi e quanti ne sono sommersi, e attengono anche a diversità culturali e morali sempre più accentuate sul modo di concepire la sfera pubblica, sul rapporto tra legalità e arbitrio, sui modi di vita e di sviluppo, sul rapporto con l’ambiente e i beni comuni e sulle stesse forme della vita democratica. Queste differenze che attraversano la nostra società sono purtroppo ignorate dal sistema informativo-pubblicitario dei media, forse non ingiustamente disertati da alcuni, sicché appaiono col voto come sorpresa; in effetti tali contraddizioni ci sono e possono essere ricomposte solo attraverso conversioni e ricostruzioni di lungo periodo, e non attraverso affrettati espedienti politici.

In ciò risiede la difficoltà di fare un governo, e non semplicemente nella mancanza di responsabilità e di misura.

In questa realtà di divisione, una sola cosa abbiamo comune, ed è la Costituzione. Sarebbe un gravissimo errore avviare il processo di uscita dalla crisi cominciando con mutamenti costituzionali che semmai vanno riservati a una fase più avanzata, come altrettanto erroneo sarebbe il perseguire una semplificazione del quadro politico mediante leggi elettorali ancora più maggioritarie e discriminanti del “porcellum”, con cadute antiproporzionaliste e improvvisazioni presidenzialiste.

La salvaguardia del quadro costituzionale è essenziale non solo per non disperdere un patrimonio di valori condivisi e preservare la legittimazione etica dell’ordinamento, ma anche perché è condizione e garanzia di sicurezza per tutti, democratici e Cinque stelle, destra e sinistra, inclusi ed esclusi dalla rappresentanza parlamentare. Continua a leggere

Nasce “ECONOMIA DEMOCRATICA”

 I COMITATI DOSSETTI PER LA COSTITUZIONE, L’ASSOCIAZIONE PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, ALTRAPAGINA, L’ASSOCIAZIONE PER IL RINNOVAMENTO DELLA SINISTRA, IL CENACOLO BONHOEFFER  DI MODICA, IL CENTRO PER LA PACE DI BOLZANO, MISSIONE OGGI, IL CENTRO BALDUCCI DI ZUGLIANO DEL FRIULI, L’ASSOCIAZIONE SAN SALVI PELLICANO’ DI FIRENZE, PACE  E DIRITTI, KOINONIA, IL CIPAX, LA CASA DEI DIRITTI SOCIALI, VASTI

INVITANO I CITTADINI AD ASSOCIARSI PER UN MOVIMENTO DI

ECONOMIA DEMOCRATICA

Dopo un confuso periodo di turbolenza dominato dalla figura di Berlusconi, si è reso manifesto in Italia il vero problema che mette a repentaglio il futuro del Paese e la sicurezza dei cittadini: il sopravvento dell’economia sulla politica che rende tutti indifesi e prosciuga gli spazi della democrazia.

Questo processo che in forza della globalizzazione investe tutto il mondo, in Italia è già molto avanzato. Lo si vede dalla condizione cui è stato ridotto il lavoro, espropriato alle persone, negato ai giovani e non più messo a fondamento della Repubblica; lo si vede dal trasferimento della sovranità dal popolo ai Mercati; nella sottrazione allo Stato di ogni facoltà e strumento di intervento nella vita economica; nello svuotamento del principio di rappresentanza e delle vie per la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale; nell’abbandono della concertazione con le parti sociali e nella rinunzia a promuovere la coesione sociale; nella crisi dello Stato di diritto per il venir meno di uno spazio pubblico capace di dettare le regole al sistema delle imprese e all’economia privata; nella pretesa oggettività e neutralità delle decisioni tecnocratiche; nello smarrimento e anzi nel rovesciamento degli ideali di solidarietà e giustizia che diedero luogo alla costruzione dell’Europa.

La causa di tutto ciò sta nella rottura del rapporto vitale tra economia e democrazia, sul quale si è costruita gran parte della storia moderna dell’Occidente. Questa storia è risultata infatti dall’incontro di due movimenti: un impetuoso sviluppo dell’economia, nelle sue diverse forme di economia capitalistica, socialista o keynesiana, e un impetuoso sviluppo della democrazia, sia nella sua dimensione procedurale che nei suoi contenuti sostanziali. Il momento di Continua a leggere