Priorità costituzionali e controllo sulla destinazione delle risorse *

 di Lorenza Carlassare   4 GIUGNO 2013

(da Costituzionalismo.it)
Professore emerito di Diritto costituzionale – Università degli Studi di Padova
 
Abstract
Lo scritto si interroga su quali debbano essere le priorità di spesa nella distribuzione delle risorse pubbliche. In tempi di protratta crisi economica e di continuate politiche dei tagli, l’unico punto di riferimento certo è offerto dalla Costituzione, che deve continuare a orientare le scelte pubbliche, nonostante il carattere incontrovertibile che da più parti è assegnato ai precetti della scienza economica. Gli attori politici e gli enti di cui la Repubblica si compone debbono, pertanto, distinguere tra destinazioni di fondi costituzionalmente doverose, destinazioni consentite e destinazioni vietate, assumendo a parametro della distinzione il principio di eguaglianza sostanziale, di cui all’art. 3, secondo comma, nonché il valore della persona e della sua dignità. Alla luce di tali indicazioni tornano, pertanto, al centro dell’attenzione i diritti sociali – e in particolare il diritto al lavoro e il diritto all’istruzione – e il monito di Manlio Mazziotti sul legame tra garanzia delle condizioni minime economiche e sociali ed effettivo godimento dei diritti civili e politici. In quest’ottica deve, dunque, leggersi la questione della copertura finanziaria delle sentenze della Corte costituzionale, assumendo la ragionevolezza non come mera ‘coerenza’ a livello legislativo, ma in primo luogo come coerenza ai principi costituzionali.

 Sommario: 1. – Le domande sociali, la questione delle risorse, le priorità costituzionali. 2. – Le chiare indicazioni del testo costituzionale. 3. – L’insufficienza degli interlocutori politici nella trasformazione dei partiti. 4. – La Corte costituzionale e il controllo sulla destinazione delle risorse. 5. – Segue: distinguendo fra ’sentenze che costano’.  6. – Il giudizio di ragionevolezza. 7. – Segue: la coerenza ai principi.

1. – Le domande sociali, la questione delle risorse, le priorità costituzionali. E’ una fase storica di grandi interrogativi quella che stiamo vivendo, tutto sembra porsi in un modo diverso e nuovo. Si avverte forte e diffusa l’ansia di ricominciare, di tagliare con un passato recente pieno di trappole per la democrazia e per la stessa vita comune, di respirare finalmente un’aria meno pesante e chiusa. Si propongono formule politiche, si formano aggregazioni e movimenti, si cercano obbiettivi nuovi: ‘rinnovamento’ sembra essere la parola magica in grado di risolvere ogni problema. Tutto sembra però confondersi di nuovo nell’opacità della politica; le linee appaiono confuse, soltanto la parola ‘nuovo’ rimane in piedi, ripetuta all’infinito, mentre il suo contenuto sfugge. Gli obiettivi stessi non sempre risultano chiari persino a chi dovrebbe perseguirli. Continua a leggere

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Le storture della legge grimaldello

COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI

SENATO DELLA REPUBBLICA 

venerdì 21 giugno 2013 

AUDIZIONE INFORMALE

CONCERNENTE LA PROCEDURA STRAORDINARIA

PER LA REVISIONE DELLA PARTE SECONDA, TITOLI I, II, III e V

DELLA COSTITUZIONE

 PREVISTA DAI DISEGNI DI LEGGE COSTITUZIONALI NN. 813 e 343

 

Audizione del prof. Alessandro Pace, presidente dellAssociazione Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla

Ringrazio il Presidente sen. Anna Finocchiaro dell’onore che mi ha fatto invitandomi a questa importante audizione su temi a me particolarmente cari, avendo ad essi dedicato anni di ricerche. Cercherò, ciò nondimeno, di ricorrere a tecnicismi giuridici solo dove strettamente necessari.

D’altra parte l’importanza dei temi in discussione – la modifica dei fondamenti giuridici del nostro sistema – implica e anzi pretende che non si usino parole in libertà, e che vi sia quindi la piena consapevolezza da parte di tutti di ciò che il Parlamento si accinge a compiere.

I

1. Detto ciò, non posso non sottolineare anche in questa sede prestigiosa – dopo averlo fatto in sede scientifica con riferimento alle leggi costituzionali n. 1 del 1993 e n. 1 del 1997 – la gravità del vizio di costituzionalità che si cela dietro le formule «procedura straordinaria per la revisione», «deroga una tantum» o «procedimento speciale derogatorio». Continua a leggere

La legge grimaldello contro la Costituzione grave errore del Governo e dei partiti

logo comitati dossetti ok

I Comitati Dossetti per la Costituzione denunciano come inammissibile il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri il 6 giugno 2013, che detta nuovi modi e tempi per la riforma della Costituzione in violazione dell’art. 138 della Carta.

Violazioni che  consistono, a tacer d’altro:

  1. nel riconoscimento al Governo dell’inusitato ruolo di proponente delle riforme costituzionali, per giunta coadiuvato da una commissione di esperti nominati dallo stesso Governo;
  2. nell’altrettanto inusitata imposizione di un limite temporale al procedimento di revisione, come se si trattasse dell’approvazione, con caratteri d’urgenza, di una legge ordinaria;
  3. nella diminuzione da tre mesi ad uno dell’intervallo intercorrente tra la prima e la seconda approvazione del testo delle leggi di revisione costituzionale: un intervallo voluto espressamente dai Costituenti perché le eventuali modifiche costituzionali potessero essere adeguatamente discusse nell’opinione pubblica prima della delibera  definitiva delle Camere (nella quale, com’è noto, non è ammissibile la presentazione di emendamenti) .

Si è eccepito che queste modifiche verrebbero ad essere contenute in una legge costituzionale ad hoc. Questa non è però una valida giustificazione. Da un lato tali modifiche spiegherebbero infatti “effetti permanenti” con riferimento alla disciplina procedimentale delle future leggi costituzionali, per cui si tratterebbe di “deroghe con effetti permanenti” e cioè di vere e proprie modifiche surrettizie all’art. 138; dall’altro il fatto che tali modifiche siano contenute in una legge costituzionale non significa alcunché perché le leggi costituzionali, non diversamente dalle leggi ordinarie, devono rispettare i limiti formali e sostanziali posti dalla Costituzione.

Si tratta pertanto di una legge grimaldello che fa saltare le garanzie e le regole che la Costituzione stessa ha eretto a sua difesa, e che finché sono in vigore vanno rispettate. Essa contempla che in diciotto mesi vengano cambiati forma dello Stato, forma di Governo, Parlamento e l’intero equilibrio fra i poteri dello Stato su cui riposano i diritti dei cittadini.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, richiamandosi alla grande manifestazione di patriottismo costituzionale tenutasi a Bologna il 2 giugno con la partecipazione di popolo e rappresentanti di movimenti di massa, e dando seguito al loro appello del 2 maggio “Giuristi contro la Convenzione, fanno presente al Governo ed alla maggioranza parlamentare che con tale disegno di legge, rispecchiante la mozione delle Camere del 29 maggio scorso, viene compiuto un gravissimo errore, a cui, tuttavia, sarebbe ancora possibile non dare corso.

La previsione e l’auspicio, formulati da molti e dallo stesso Presidente della Repubblica che da qui a poco più di diciotto mesi si possa concludere l’iter delle riforme, sono tutti basati sul presupposto che il disegno di legge costituzionale, presentato ora al Parlamento, sia subito approvato e poi, nello spirito dell’Alleanza manifestatasi il 29 maggio, sia definitivamente varato in seconda lettura alla fine di ottobre, con una maggioranza che superi i due terzi dei voti, in modo tale che sia esclusa la possibilità di indire il referendum confermativo.

In tal caso partirebbe subito la procedura di revisione, prima in un Comitato parlamentare di 40 membri e poi nelle aule parlamentari, dove il dibattito è pensato come rapido e formale.

Quanto al tipo di cambiamento, si va dalla forma di Stato, alla forma di Governo, al numero dei Parlamentari, al bicameralismo, fino alla corrispondente legge elettorale, mentre si affaccia il mito del presidenzialismo. Si tratta di materie in cui le posizioni presenti nel Parlamento e nel Paese sono le più diverse e contrastanti e che il Comitato dei 40 in pochi mesi dovrebbe ricondurre ad unità, in un momento di massima crisi del Paese e di minore corrispondenza, dal punto di vista rappresentativo, tra l’elettorato ed il Parlamento eletto con la legge “Porcellum”. La stessa legge proposta dal governo mostra di avvertire l’anomalia di un cambiamento della democrazia e dello Stato fatto da una rappresentanza che non rispecchia proporzionalmente le componenti dell’elettorato e che dunque può risolversi nell’imposizione di una minoranza. Infatti la legge stabilisce che il Comitato dei 40 deve essere formato in modo da rispecchiare la proporzione fra i Gruppi, tenendo conto non solo dei loro seggi in Parlamento ma anche dei voti conseguiti alle elezioni politiche: segno che si vede la stortura ma non la si risolve; infatti questa correzione proporzionalistica che per la prima volta misura i rapporti fra i Gruppi parlamentari sulla base dei voti ricevuti e non dei seggi, riguarda solo il momento referente del lavoro del Comitato, ma non riguarda ovviamente il voto d’aula; questo poi avverrà non nella costituzionalmente obbligata doppia lettura a distanza di tre mesi l’una dall’altra, ma con il contingentamento dei tempi e l’arbitraria riduzione di tale intervallo ad un mese. A questo punto rimarrà solo il referendum confermativo, che in ogni caso potrà essere richiesto, ma sarà troppo tardi perché l’elettorato, tormentato da una crisi gravissima e oberato da altri pensieri possa decidere con libertà di coscienza sulla sorte della Repubblica e del suo ordinamento democratico, piuttosto che essere trascinato in una sorta di plebiscito.

Tutto ciò dice come i prossimi 18-24 mesi saranno mesi di passione per la Costituzione e forse la sua ultima prova.

Dov’è allora l’errore? A parte l’errore che è nella cosa stessa, esso sta nel fatto che, anziché offrire, come si vorrebbe, una garanzia di durata al Governo Letta ed alla Grande Alleanza, la partita costituzionale così aperta diventa fonte della loro massima debolezza. Agli occhi di molti la questione diventa infatti il caso serio di una Repubblica democratica e rappresentativa che sta o cade, e quindi attinge un’assoluta priorità a partire dal momento stesso in cui si comincerà a discutere in Parlamento la legge costituzionale di deroga all’art. 138.

Non vi è chi non veda come tra i mezzi per fermare la riforma vi sia la procurata caduta del Governo, la dissoluzione della sua maggioranza e l’insorgere di fratture nell’ambito degli stessi partiti della maggioranza, forse con le inevitabili dimissioni dello stesso Presidente della Repubblica.

I Comitati Dossetti per la Costituzione, per parte loro, si propongono le seguenti azioni:

1) esercitare una “moral suasion” per indurre i partiti di maggioranza del Parlamento – che tutti si richiamano alla democrazia ed alla libertà – a garantire che in seconda lettura la legge grimaldello non sia votata da una Santa Alleanza che raggiunga i due terzi dei voti, in modo che non sia esclusa la possibilità costituzionale del referendum popolare;

2) presentare o promuovere la presentazione, sin da questi mesi estivi, di singole leggi di revisione costituzionale che, su punti specifici, e senza travolgere l’intero ordinamento:

– correggano il sistema bicamerale investendo la sola Camera del rapporto di fiducia col Governo;

– ridefiniscano il rapporto fra Stato, Regioni ed altre autonomie locali, ponendo rimedio alle negative esperienze fatte fin qui;

– ridisegnino il numero dei parlamentari;

– riscrivano l’art. 81;

– stabiliscano un tetto di spesa per le spese militari ed un minimo di spesa per le spese scolastiche e formative;

– introducano il principio del reddito minimo di esistenza vitale;

– enuncino un criterio d’indirizzo sui rapporti fra Italia ed Unione Europea, sopraggiunti dopo l’entrata in vigore della Costituzione del 1948, criterio basato sul perseguimento dell’unità vera e non solo economica dell’Europa e sulla salvaguardia della personalità, dei valori supremi e della qualità della vita della comunità di tutti gli abitanti della Penisola.

Altri temi specifici, se urgenti, potranno essere oggetto di singoli progetti di legge di revisione costituzionale, tutti sottoponibili, poi, separatamente a referendum popolare.

I Comitati Dossetti per la Costituzione suggeriscono al Governo ed ai partiti veramente desiderosi di un perfezionamento della nostra Costituzione che questa è la strada meno conflittuale col Paese e con la giovane tradizione costituzionale italiana, nonché la più rapida per raggiungere graduali e sicuri risultati di avanzamento istituzionale nella continuità dell’ordinamento democratico.

I Comitati Dossetti, infine, invitano tutte le associazioni, enti, sindacati, comunità culturali e religiose a mantenere vigile l’interesse e la cura per la Costituzione ed i valori che in essa finalmente hanno raggiunto la soglia del diritto obbligante per tutti, e propongono che fin d’ora siano raccolti contributi volontari da depositare in un fondo presso la Banca Etica per far fronte alle future spese dei prevedibili referendum in cui si dovrà combattere la battaglia per la Costituzione.

Raniero La Valle, Luigi Ferrajoli, Domenico Gallo, Umberto Allegretti, Gaetano Azzariti, Francesco Bilancia, Nicola Colaianni, Alfonso Di Giovine, Gianni Ferrara, Alessandro Pace, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Alessandro Pizzorusso, Armando Spataro, Gustavo Zagrebelsky, Francesco Di Matteo, Tommaso Fulfaro, Sandro Baldini, Maurizio Serofilli, Luisa Marchini, Barbara Romagnoli, Beppe Giulietti, Francesca Landini, Associazione “Salviamo la Costituzione: aggiornarla non demolirla”,

Giovanni Battista Baggi, Umberto Andalini, Alfonso Gianni, Francesco Grespan, Stefano Sanchioni, Lidia Campagnano, Aldo Asvero Tropepi, Umberto Musumeci, Anna Biagini, Gabriella  Bentivoglio, Alda Busi, Maria Ricciardi Giannoni, Associazione Liberacitadinanza, Giuseppe Salmè, Forum Cittadini del Mondo R. Amarugi, Maurizio Buzzani, Bronzini Giuseppe, Mauro Bortolani, Ada Pallai, Pietro Galati, Tiziana Valpiana, Gian Carlo Poddine, Vilma Lucia Caon, Antonio Mammi, Comitato Dossetti per la Costituzione di Casalgrande (RE), Marialba Pileggi, Romolo Tamburrini, Innocenza Indelicato, Ilaria Cornetti, Giulia Venia, Gaetano Bonifacio, Umberto Baldocchi, Franco Ronconi, Roberto Riverso, Eleonora Bellini, Gioacchino La Greca, Sebastiano Gulisano, Silvia Maggi, Vittorio Campanelli, Irene Del Prato, Doria Di Caprio, Alfonso Sabin, Matteo Cerutti Soia, Bartolo Angiani, Enrico Peyretti, Franco Borghi, Luisella Basso Ricci, Angelo Ciprari, Teresa Lapis, Ignazio Giovanni Patrone, Stefano Celli, Giulio e Lucia Sica, Nicoletta Gandus, Lanfranco Peyretti, Carlo Ridolfi, Carlo Ferraris, Massimo Torelli, Carlo Cappellari, Pierpaolo Loi, Antonio Porro, Antonio Boncristiano, Dignatici Patrizia, Stocco Giuseppe, Fabio Massimiano, Tonino Venturi, Dora Marucco, Nadia Norcini, Corrado Gregori, Silvia Manderino, Paolo Ferrari, Lorella Amigoni, Nanni Russo, Aldo Santori, Loretta Ciampalini, Paolo, Cecilia Landini, Agata Cancelliere, Grazia Riccitiello, Livio Riccitiello, Carlo Corsetti, Bruno Giangiacomo, Paola Marsocci, Silvia Buzzelli, Caterina Interlandi, Emilio Robotti, Michele Turazza, Fabio Ragaini, Mauro Rosini, Giancarlo Giannetto, Alfredo Guardiano, Stefano Fern. Tozzi, Matteo D’Angelo, Francesco Baicchi, Antonio Boncristiano, Luigia Evani, Giovanni Picaro, Maria Giovanna Filia, Teresa Citernesi, Raffaele Iavazzo, Maurizio Sgarzi, Daniela Laudati, Franca Maria Bagnoli, Ugo Bologna, Giancarlo Madoni, Elena Presti, Afra Mannocchi, Raul Mordenti, Anna Maria Capocasale, Beatrice Felis, Mario Corinaldesi, Francesco Baicchi, Rossi Luigi, Gianfranco Monaca, Lucia Vignale, Federico Vignale, Maria Paola Patuelli, Claudio Carosio, Paola Modesti, Maria Assunta Laura Nastri, Francesco Baicchi, Miria Ronchetti, Mario Pisani, Eleonora Bellini, Giorgio Altieri, Angelo Vaccaro, Anna Maria Tamburri, Franco Ragusa, Patrizia Bellucci, Marco Proietti, Laura Proietti, Patrizia Bellucci, Milena Mottalini, Antonio Pizzo, Maria Grimaldi, Iris Mascaro, Roberto Aniello, Paolo Barbieri, Sergio Capovilla, Associazione Grosseto per la Costituzione, Ileana Capocasale, Giovanni Danti, Antonella Rosetti, Angelo Morini, Leonardo Altieri, Chiara Landini, Gian Paolo De Leo, Agostino Abate, Luisa Lama, Roberto Di Fede, Waldemaro Flick, Bruno Bortoli, Annamaria Festi Zattoni, Davide Cilia, Mauro Vaudano, Michele Debegnach, Nadia Schavecher, Otello Ciavatti, Aldo Di Canio, Jaunito Patrone, Vincenzo Vita, Riccardo De Vito, Raffaele D’Agata, Patrizia Bellucci, Ferdinando Gradella, Silvia Sandrini, Grazia Tuzi, Valeria Pollastro, Anna Maria Nicola, Renata Campani, Alessandro Scassellati Sforzolini, Alessandro Cortesi, Augusto Marinelli, Sergio Simonato, Viviana Viviani, Christian Zanatta, Stefania Mussio, Antonio Nisita, Alessandro Messina, Loredana Alajmo, Adele Falabella, Sergio Casagrande, Associazione Treno delle Donne in difesa della Costituzione, Nella Toscano, Gabriella Franceschetti, Gianna Guglielmino, Gianantonio Boninsegna, Franco Mimmi, Anna Rosa Rossi, Valeria Federici, Maria Colucci, Leonardo Grassi, Sergio Staino, Germano Zanzi, Marcello Acquarone, Salvatore Lezzi, Roberto Caprino Campana, Associazione per la Pace nel Centopievese, Guido Bertolino, Carla Olivieri, Filippo Trippanera, Giovanni Fucci, Bearice Badini Confalonieri, Mauro Volpi, Maria Teresa Orlando, Vincenzo Paolillo, Cesare Messina, Paolo Solimeno, Donatella Mardollo, Oscar Grasso, Silvia Balboni, Ombretta Cortesi, Mario Epifani, Matteo Viviano Carlo Basili, Silvio Pugliano, Mirella Pescetti, Katia Zanotti, Ezio Bonzi, Lia Frabboni, Jole Falco, Alice Manfroni, Piergiorgio Bortolotti, Gualtiero D’Uffizi, Campanale Anna Maria, Stefano Girotti, Magda Barbieri, Mirella Bresci, Graziella Mattaliano, Arturo Giunta, Annarita Cenacchi, Hans Ranalli, Marsilio Gatti, Tullio Grimaldi, Massimo Fortini, Raffaele Silipo, Paolo Cortesi, Mariella Battaglia, Marco Antonio Fascina, Pierfrancesco Ciancia, Bianca de Matthaeis, Patrizia Papa

Roma, 10 giugno 2013

Il documento è aperto alle firme di altri giuristi associazioni e cittadini; chi voglia sottoscriverlo può farlo al link http://www.economiademocratica.it/ oppure al link  http://www.comitatidossetti.it/ utilizzando lapposito spazio dei commenti, anche semplicemente scrivendo “aderisco”.

Il sì al presidenzialismo del Pd? Un caso di sindrome di Stoccolma

di Aldo Cazzullo

da il Corriere della Sera del 5 giugno 2013

Professor Zagrebelsky, la maggioranza lavora alla riforma presidenzialista, il Pd si divide. Lei che ne pensa?
«Penso che il tema andrebbe trattato non come fosse al centro di una guerra di religione o di una disputa ideologica, ma guardando empiricamente come funziona il presidenzialismo nei vari Paesi. Non c’è forma di governo più camaleontica, visto che assume i colori e le caratteristiche dell’ambiente in cui viene impiantato».
Ad esempio?
«Sono sistemi presidenziali o semipresidenziali gli Stati Uniti come molti Stati del Sud America, che hanno avuto vicende di colonnelli che dall’esercito diventano capi di Stato. La gran parte dei paesi dell’Africa che noi consideriamo democraticamente sottosviluppati, per non dir di peggio, sono sistemi presidenziali».
Semipresidenziale è la Francia.
«Sì. Ma, guarda caso, pure la Russia di Putin. In materia costituzionale è sempre sbagliato ragionare di modelli astratti; in questo caso, è sbagliatissimo. Il modello astratto dice poco. Esistono regole formali, ma il modello che si viene a realizzare dipende da una serie di circostanze di natura sociale, politica, psicologica».
L’Italia è inadatta?
«Sotto ogni profilo. Sociale: il presidenzialismo può funzionare se il tasso di corruzione è nei limiti della fisiologia; altrimenti diventa il volano della corruzione. Politico: i Paesi in cui il presidenzialismo non crea problemi di eccessivo accentramento dei poteri sono quelli in cui il capo del governo è il prodotto di partiti che hanno una loro vita democratica e le loro regole. Negli Usa i partiti non sono solo comitati elettorali; in particolare quello che esprime il presidente ha una vita ricca, una dialettica che lo condiziona. In Francia, De Gaulle aveva dietro un partito. Hollande è stato per un decennio il segretario socialista».
E da noi?
«Da noi, la degenerazione personalistica nella politica è evidente. Più si accentua, più i partiti diventano macchine al servizio del padrone».
Berlusconi e Grillo per lei pari sono?
«Non dico questo. Bisognerebbe fare molte distinzioni: la prima riguarda il ruolo del danaro. In ogni caso, la democrazia nei partiti è questione che li riguarda tutti, quale più e quale meno. Vale la metafora della pagliuzza nell’occhio dell’altro e della trave nel tuo. Ma nella vita dei popoli, come notava Hegel a proposito della Rivoluzione francese, ci sono momenti in cui prevale l’insofferenza per le difficoltà e per la moderazione: e la democrazia è difficile e moderata. Frenesia di distruzione, per liberarsi dalle cose che sembrano gioghi. Qui entra la psicologia collettiva. Non è un segno di maturità, ma di decadenza. Ernst Bloch descrive questa sindrome collettiva nella Germania degli anni 20 e 30. Non dico che siamo a quel punto; ma certo oggi è un atteggiamento molto diffuso, e il presidenzialismo può essere la tentazione per liberarsi del peso della democrazia e, con il peso, della democrazia stessa».

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